Ti benedica il Signore e ti custodisca. Mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te. Rivolga il suo sguardo verso di te e ti dia pace! Il Signore benedica te, frate LeTone!
Dopo aver ritrovato il proprio volto, contento della sua umiltà, e poi quello di Dio “altissimo e buono”, a Francesco restava di riscoprire il volto fraterno degli uomini per fare con essi misericordia. Vi è un rischio grave, di diventare “mistici dagli occhi chiusi”, che dimenticano il qui e ora della terra perché ormai fissi devotamente in cielo. In Francesco, invece, l’esperienza di Dio è sempre rimasta una “ mistica dagli occhi aperti”, perché resi dal mistero altissimo e buono di Dio attenti e preoccupati del mondo, verso il quale ritornare mediante un moto di com-passione e misericordia. Mediante una mistica dagli occhi aperti Francesco passa dalla lode di Dio alla misericordia del fratello. L’esperienza di Dio non lo aveva fatto salire in cielo per restarvi, ma l’ha fatto ridiscendere ed essere attento al suo amico che ancora giaceva a terra. L’umiltà con sé stesso e la lode di Dio lo fecero diventare un fratello di misericordia verso colui che il Signore gli aveva donato e forse gli aveva promesso “di avere sempre di lui cura diligente e sollecitudine speciale”. “Dal monte della Verna, nei primi giorni dell’autunno del 1224, discende un “altro” frate Francesco: un frate Francesco che doveva ancora soffrire, e molto, nel suo corpo, ma non più risentito, non più tribolato, non più antagonistico, non più soggetto a “grande tentazione”.
Santa Maria Vergine...
È facile lodare e ringraziare Dio, quando siamo soddisfatti dagli eventi della vita; non lo è invece quando siamo gettati a terra e impediti nel proseguire il nostro viaggio verso il futuro. Francesco andava a La Verna spinto dal bisogno di ritrovare il senso della propria vita attraverso la contemplazione del volto splendente e luminoso del Signore e quanto avvenne sul monte non solo conferma l’incontro avuto da Francesco con i segni gloriosi del Cristo crocifisso, ma anche quale fu il punto di arrivo di quella esperienza: la lode e il ringraziamento al Padre!
La chartula, unica e autentica reliquia degli eventi meravigliosi accaduti sul monte aspro e solitario, è il documento autografo dove Francesco fissò per se stesso il canto di lode sgorgato davanti al Serafino.
Tu sei bellezza, Tu sei sicurezza, Tu sei quiete, Tu sei gaudio e letizia, Tu sei la nostra speranza!
Santa Maria Vergine...
“Io ti dico che, se avrò avuto pazienza e non mi sarò turbato, in questo è vera letizia e vera virtù e la salvezza dell’anima”.
È la conclusione, rimasta aperta, del famoso apologo della Vera Letizia dettato da Francesco al suo amico e fratello Leone. In questo racconto il Poverello descriveva la sua difficile situazione relazionale con i frati: si sentiva come davanti alla porta del convento della Porziuncola rimasta chiusa nonostante i suoi diritti e le sue richieste. Quella porta chiusa, malgrado la ferita, che gli apriva nel cuore e nella mente, poteva diventare una grazia: là davanti, umiliato da quel rifiuto, gli era concessa l’opportunità di capire cosa vi fosse nel profondo del suo cuore, ovvero se ci fosse umiltà e pazienza, o turbamento e ira. Quella notte ribadiva a sé stesso quanto sapeva e aveva spesso ricordato agli altri: solo se avesse avuto umiltà e pazienza lo squarcio mortale, provocato da quella porta, avrebbe potuto diventare occasione di una crescita definitiva verso la propria identità evangelica di “frate Francesco”.
Santa Maria Vergine...
“E il Signore mi dette tale fede nelle chiese, che io così semplicemente pregavo e dicevo: “Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo, anche in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero e ti benediciamo, perché con la tua santa Croce hai redento il mondo”.
All’inizio della vita, subito dopo la conversione avvenuta tra i lebbrosi, il Santo ebbe una seconda importante esperienza, la quale fece nascere in lui uno stile laudativo e ringraziante nel modo di rivolgersi a Dio. Nella piccola chiesa di San Damiano e in tutte le altre chiese Francesco rivedeva e contemplava ogni volta l’Altissimo, Onnipotente e bon Signore che nella “sublimità umile e nell’umiltà sublime” della croce mostrava tutta la sua gloria.
Nel volto crocifisso dagli occhi aperti, il santo rivedeva e ammirava dunque la gloria della carità di Dio, il quale non ha preteso espiazione per essere soddisfatto dell’onore che gli era stato tolto dal peccato dell’uomo, ma ci ha amati fino in fondo e per sempre, e in quel luogo della lontananza e della divisione, cioè sulla croce, ha mostrato di essere Padre di un Figlio amato e in lui Padre anche nostro.
Santa Maria Vergine...
Per capire lo stile laudativo e ringraziante di Francesco sono sicuramente i due famosi e conosciuti inni: le Lodi di Dio altissimo e il Cantico delle creature. “Altissimo, Onnipotente, bon Signore”: da una parte il Dio “altissimo e onnipotente”, dall’altra parte Colui che è “bon Signore”! Da una parte il totalmente altro…dall’altra il totalmente prossimo.
L’esperienza vissuta di fronte al mistero tremendo e fascinoso di Dio, cioè di fronte a Colui che è “Altissimo, Onnipotente e bon Signore”, produce in Francesco un processo: passa dallo stupore all’esultanza che diventa lode e ringraziamento, perché in lui vi è ogni bene e da lui ci viene ogni bene.
Santa Maria Vergine...
“Che non ci sia alcun frate al mondo, che abbia peccato quanto è possibile peccare, che, dopo aver visto i tuoi occhi, se ne torni via senza la tua misericordia, se egli ti chiede misericordia; e se non ti chiedesse misericordia, chiedi tu a lui se vuole misericordia.”
Misericordia: è uno dei termini più frequenti negli scritti di Francesco. Qui Francesco ricorda ad un ministro l’unico metodo possibile per assolvere con successo al suo mandato a favore degli altri frati e in particolare di quelli più difficili. Così il frate che avesse visto negli occhi del ministro risplendere l’umiltà e la pazienza avrebbe riconosciuto in essi la notizia della misericordia, cioè della gratuità con cui il ministro gli stava di fronte per prendersi cura delle sue ferite…per chiedere su di esse l’olio della misericordia.
Santa Maria Vergine...
“Il servo di Dio non può conoscere quanta pazienza e umiltà abbia in sé, finché non gli si dà soddisfazione. Quando invece verrà il tempo in cui quelli che gli dovrebbero dare soddisfazione gli si mettono contro, quanta pazienza e umiltà ha in questo caso, tanta ne ha e non di più.”
Per Francesco l’umiltà e la pazienza non valgono per sé stesse, ma sono in rapporto alla carità, così da essere immaginate come la base di sostegno necessaria per instaurare con gli altri una relazione fondata sulla logica evangelica della carità-misericordia, l’unica che guarisce e salva. Le due virtù del “servo di Dio” sono quindi proposte da Francesco non tanto come frutto di uno sforzo ascetico, quanto come presupposto per realizzare relazioni vere e buone nei momenti in cui sono bloccate o conflittuali.
Santa Maria Vergine...
Il Signore dette a me, frate Francesco, di incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi e il Signore mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da loro, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di animo e di corpo.
Tra i lebbrosi Francesco aveva sperimentato quella dolcezza tanto cercata ma non ancora sperimentata, perché aveva ricevuto da essi, con sua grande meraviglia, la grazia di svestirsi dei panni faticosi e pieni di affanno di cavaliere per vestire semplicemente e beatamente quelli di uomo. Da quel momento sognò di poter vivere nello spazio dell’umiltà e nel tempo della pazienza, perché solo così poteva diventare un uomo “libero e leggero”.
Santa Maria Vergine...
L’umiltà è sicuramente la virtù più ricorrente nei testi di Francesco. Nell’umiltà troviamo lo spazio in cui si deve collocare un uomo, mentre nella pazienza il modo con cui vivere il tempo. Il giusto posto in cui dovrebbe collocarsi l’uomo non è in cielo, perché sarebbe una collocazione superba e dunque sbagliata, ma piuttosto a livello della terra, in quel luogo basso-umile, ma stabile e fecondo, che fa nascere la vita. Nella pazienza è segnato il modo con cui rapportarsi al tempo, smettendo di volerlo determinare e dominare, mossi dalla tentazione angosciante di assicurare il futuro, ma aspettando operosamente con fiducia e disponibilità, senza paura e affanno!*
Santa Maria Vergine, nel mondo tra le donne non è nata alcuna simile a te, figlia e ancella dell’altissimo sommo Re, il Padre celeste, madre del santissimo Signore nostro Gesù Cristo, sposa dello Spirito Santo; prega per noi con san Michele arcangelo e con tutte le potenze angeliche dei cieli e con tutti i santi, presso il tuo santissimo diletto Figlio, Signore e maestro. Gloria al Padre…
(*Liberamente tratto da: Umiltà, Lode, Misericordia: I Segni Santi Delle Stimmate Di Francesco, di Pietro Maranesi, EBF, Milano 2025)