CHIARA LA LUMINOSA

Sceglie una forma di vita contemplativa, in disparte, come ha sempre desiderato, ma fa esplodere dall’interno il quadro tradizionale della vita monastica attraverso la sua volontà di seguire il Cristo povero secondo le parole e l’esempio di Francesco. Dovrà lottare per ottenere di vivere senza alcuna proprietà mettendosi al margine della struttura socio-economica del suo tempo.

La conversione di Francesco non poteva che destare entusiasmo e ammirazione in Chiara, allora adolescente. In lui si mescolavano quella concezione cavalleresca del dono di sé per una causa nobile che dapprima lo aveva portato a desiderare di diventare Cavaliere. La conversione di Francesco e qualche anno più tardi la sua predicazione, sconvolgono Chiara. In quel povero essa scopre l’autenticità del messaggio evangelico vissuto, incarnato, e riconosce in Francesco ciò cui essa aspira. Ma per seguire questo cammino la rottura con il suo ambiente famigliare era inevitabile. Era già inconcepibile che una giovinetta rifiutasse il matrimonio imposto dalla famiglia, ma che una donna del suo rango si prendesse per guida il figlio di un mercante, di quella classe borghese che aveva instaurato il comune e usurpato i privilegi della nobiltà, era assolutamente scandaloso. Chiara trascina dietro a sé diverse figlie della nobiltà e fa della semplicità di vita e della povertà alla sequela di Cristo il fondamento della vita comune. I suoi scritti sconvolgono tutti i principi gerarchici ricevuti e riflettono una profonda umanità improntata a una squisita delicatezza e radicata nella libertà delle Vangelo. Sceglie una forma di vita contemplativa, in disparte, come ha sempre desiderato, ma fa esplodere dall’interno il quadro tradizionale della vita monastica attraverso la sua volontà di seguire il Cristo povero secondo le parole e l’esempio di Francesco. Dovrà lottare per ottenere di vivere senza alcuna proprietà mettendosi al margine della struttura socio-economica del suo tempo. Con Francesco e in sintonia con le nuove comunità evangeliche, essa innova ancor più con la sua concezione di una vita fraterna aperta a tutti, senza distinzioni di classe e dove l’autorità è concepita anzitutto come servizio. Non trovando alcuna regola che corrisponda alle sue aspirazioni scriverà essa stessa la sua forma di vita, che sarà approvata due giorni prima della sua morte, nel 1253. Se Chiara si mette alla scuola di Francesco, essa vive però il suo carisma alla propria maniera e porta all’esperienza della sua guida il complemento della sua personalità femminile. Quando redige la sua regola, anche quando si ispira a un testo di Francesco, aggiunge una parola, modifica un’espressione, che testimonia l’equilibrio, la delicatezza, la condiscendenza che le sono proprie. Francesco guida i suoi primi passi, ma rispetta l’attrazione che Chiara, fin dall’infanzia, provava per una vita consacrata a Dio in solitudine. Qualche anno più tardi quando Francesco esita sul proprio cammino, diviso tra il desiderio di annunciare l’evangelo e la sete di silenzio e di preghiera, Chiara gli ricorda la sua missione specifica: andare come Cristo tra gli uomini per gridare con tutta la sua vita che sono amati da Dio. Così ciascuno rischiara e rispetta l’identità dell’altro nel quale riconosce con stupore quella parte di sé stesso che non può adempiere interamente.

Sr. Catherine de Nantes, "Claire d'Assise, une lumière pour aujourd'hui" in Documents Episcopat 13 (1993)