E' proprio con la “mente nello specchio dell’eternità” che vi invito a guardare sia al tempo presente, con i suoi drammi e le sue incertezze, che alle sfide del vostro “piccolo mondo”, ricco del suo passato e chiamato a guardare con speranza all’avvenire. Il numero ridotto delle vocazioni, in particolare, potrebbe spingere qualcuno a scelte di chiusura o di ripiego. Ma voglio ripetere a voi quanto ho detto circa il futuro delle Diocesi e dei Seminari in Italia. Proviamo a cambiare prospettiva nel considerare questa realtà. Le sue criticità, infatti, possono aiutarci a scoprire o riscoprire potenzialità inaspettate, «non tanto riguardo alle forze numeriche ma alla qualità della proposta» (Discorso ai pellegrini delle diocesi toscane, 11 ottobre 2025). Ce lo ricorda il Vangelo odierno, che dice: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati» (Mt 9, 12). La riduzione numerica delle comunità – e il timore, che ne deriva, di perdere la propria autonomia – non devono turbare e togliere la speranza, ma piuttosto spingere a un rinnovamento del proprio vissuto e a un impegno ancora più grande nell’accompagnamento spirituale di chi bussa alle porte dei monasteri, a far crescere comunità gioiose e vive, in cui sperimentare intimità con Dio, affabilità, comunione, autenticità delle relazioni. Le vocazioni non nascono dall’applicazione di strategie organizzative, né da campagne studiate a tavolino, ma dalla preghiera, dalla familiarità con il Vangelo, dal silenzio, dal sapersi accogliere con le proprie imperfezioni (cfr Gal 6,2), dal sentirsi parte di un tutto che crea unità. E per farlo, il Signore non ci chiede di essere impeccabili, ma di lasciarci plasmare dalla sua grazia, umilmente, giorno per giorno.
Formatevi e formate a una clausura vissuta in spirito di comunione profonda tra voi e con la Chiesa; a un silenzio che, in una società dominata dalla fretta e dal rumore, faccia sentire il bisogno di tempi e spazi in cui fermarsi, discernere, senza timore di perdere l’“attimo fuggente”.
Del resto è questa anche la missionarietà specifica della vocazione claustrale. Il Salmo 18, sempre preso dalla Liturgia di oggi, recita: «Senza linguaggio, senza parole, senza che si oda la loro voce, per tutta la terra si diffonde il loro annuncio e ai confini del mondo il loro messaggio» (vv. 4-5). Formate alla scuola del Vangelo, il Signore vi chiama ad essere sue testimoni nel silenzio e nella contemplazione, collocandovi nella storia quale memoria viva e profetica della Buona Novella.